@M.M. Cappellini – Le parole, la verità – e i mostri.

Le parole hanno a che vedere con la verità e quindi con la giustizia.
E’ pur vero: ho imparato come la stessa genesi della facoltà di parola nell’evoluzione dei sapiens, qualche decina di migliaia di anni fa, sia connessa piuttosto con la creazione e l’uso di realtà immaginate, pericolosamente vicine alle bugie e quindi all’iniquità. Ma credo che proprio per questo le parole – per la loro strutturale disponibilità a essere stravolte e strumentalizzate – siano cariche di responsabilità nei confronti della verità e quindi della giustizia. Ne sono carichi, certamente, i sapiens che senza sosta parlano e scrivono parole.
Questo lo credo fermamente.
Ancora, credo anche di aver letto e ascoltato abbastanza parole, in tutti questi anni, per sapere che la storia degli umani è da sempre densa di menzogne, mistificazioni, minacce formulate con le parole, fitta di inganni e intrighi, di trappole e tagliole, di gogne e patiboli fabbricati con le parole; che i viventi praticano il proprio desiderio di potere e dominio servendosi di parole come di scudisci e catene; che i mortali scongiurano la propria paura della morte edificando con parole muraglie e maledizioni. Le parole dei mostri.
E credo anche di aver scritto e pronunciato sufficienti parole, in tutti questi anni, per sentire e sapere (e lo sanno i miei studenti, sia detto per inciso, e lo sanno dire e scrivere bene, con verità) che le parole funzionano per ciò che dicono e, in eguale e inscindibile misura, per come lo dicono.
Per tutto questo, non dovrebbe stupirmi e sconcertarmi la diuturna lettura di certe farneticazioni mal scritte, livorose e sgangherate, mostruose, a cui la Rete assicura – davvero a buon mercato – eternità e infinità mediatiche.
Così, a volte la tentazione è quella di decretare una sorta di sostituzione etica, nei referenti della parola: non più verità ma falsificazione; non più dignità ma sconcio (e non si intende lo sconcio carnevalesco, che ribalta e sfrena il mondo); non più umanità ma odio. Parole d’odio. Discorsi d’odio. Lessico d’odio. Odiosa morfosintassi. Pessima retorica, retorica da mostri.
E’ forte questa tentazione, lo ammetto; ma non posso cederle: non posso abdicare all’idea e alla pratica veritiera e responsabile delle parole. Lo devo ai miei genitori, ai loro sacrifici silenziosi affinché fosse assicurato ai figli l’accesso pieno e libero alle parole, ai loro sensi, alle loro forme, al loro grande potere, alla loro connessione con la verità e quindi con la giustizia e con la libertà. E lo devo ai miei studenti, naturalmente, a cui ho il dovere quotidiano di rendere testimonianza e conto anche di quei lontani sacrifici.
Per me, allora, le parole continuano e continueranno ad avere a che fare – al netto dell’ermeneutica e del relativismo – con la verità e quindi con la giustizia. E naturalmente con la piena libertà di usarle senza paura contro ogni pervertimento, ogni sguaiataggine, ogni adulterazione. Contro l’odio e contro la cattiva retorica. Contro tutti i mostri.
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