@Sete Luas – Che situazione questa (1993)

Che situazione questa! Mi manca il respiro, sento il cuore sobbalzare, bisogna che pensi a qualcosa, subito! […] Intanto lui spinge, il letto quasi vola sul pavimento, mi guarda sorridendo, sembra non avvertire lo sforzo, sembra non sentire la fatica. Sorrido anch’io, ma certo lui si accorge che sono nervosa. Sto sudando nonostante non abbia indosso che questa camicia sottile, niente biancheria, niente bigiotteria, niente smalto sulle unghie perfino. Gli oggetti scivolano via di lato. Con il pollice cerco la fede all’anulare, ma anche quella mi è stata tolta. Meglio così. Cerco di rilassarmi – ora lui fischietta addirittura – ma è inutile, percepisco chiaramente ogni centimetro della mia pelle, il lenzuolo steso su di me, la pressione della stoffa sugli alluci puntati contro il soffitto. Chiudo gli occhi. Così distesa sulla schiena, con le braccia allungate e appena scostate dai fianchi, con questo moto all’indietro – per me, non per lui che continua a spingere in avanti, dondolando appena la testa, e a fischiettare – mi sembra di essere una freccia, la mia testa è la punta di un dardo scagliato e lui è l’arco ora non più teso ed è la corda ancora vibrante. Il movimento rallenta. Siamo arrivati, entriamo. Ora lui è fermo. Potrei leggere il suo nome, marchiato in verde sul petto, ma all’improvviso non m’importa più e vorrei solo che tutto fosse già finito. Non mi accorgo della discesa, solo un attimo e lui mi estrae e torna a spingermi all’indietro. Fa più caldo, ora, e si sente già l’odore acuto che non ho dimenticato. Riprende a sorridere, come da copione, mi dice fa un caldo da morire e io ribatto, altrettanto sorridendo, che visto il luogo e le circostanze la metafora mi pare poco indovinata. Mi guarda con lo stesso identico sorriso di prima, forse non ha capito, comunque si ferma di nuovo e mi sistema accanto a uno strano apparecchio che all’improvviso emette una specie di pala da fornaio lucida e calda, che si infila tra la mia schiena e il materasso, mi solleva appena e mi deposita, scorrendo silenziosamente, su un altro lettino, al di là di uno sbarramento di metallo uniforme dalla funzione indecifrabile. Lui mi saluta, ormai separato da me. Lo rivedrò mai più? Un altro uomo – più alto più grosso più sorridente ancora – afferra la sbarra del mio letto e comincia a spingere. Chiudo gli occhi un’altra volta e quando li riapro sono in una stanza piccola, piena di una luce bianca e dell’odore che ricordo. Un uomo giovane e biondo, con dita appuntite e occhiali tondi  mi sorride e mi dice qualcosa di banale come sta? va tutto bene? non avrà mica paura e roba del genere. Rispondo cortesemente, almeno credo, ma non ho grande voglia di chiacchierare. Faccio tutto quello che mi si dice: si sieda – il dottore rompe una fialetta – mi siedo;   metta giù le gambe – sento il soffio di uno stantuffo di siringa – metto giù le gambe; abbassi la testa – l’infermiere alto e grosso si mette in piedi davanti a me, sento il suo odore, con le gambe stringe le mie ginocchia piegate che penzolano dal letto – abbasso la testa; incroci le braccia sul petto – il dottore mi alza la camicia, passa con un gesto quasi d’amore un dito sulle vertebre che, immagino, sporgono sulla schiena arcuata come gradini di una scala o segmenti di una canna – incrocio le braccia sul petto; non abbia paura – l’infermiere mi passa un braccio sul collo e con l’altro mi immobilizza le mani, con una specie di stretta da lotta greco-romana che, immagino, possiede una sua grazia estetica -  ho paura, mi manca il respiro, il batuffolo di cotone è impregnato di un liquido gelido, vorrei piangere, il dottore strofina forte il batuffolo sulle mie vertebre, sempre più forte, sempre più veloce e io non posso muovermi, sento un ago nella gola ma è un’impressione, l’ago entra nella mia schiena, tra una vertebra e l’altra, ora sentirà un po’ di fastidio ma respiri profondamente si rilassi e vedrà che passa subito, lo spavento mi si è trasformato nella solitudine siderale di una bambina ferita, il braccio dell’infermiere mi soffoca, sento qualcosa che scorre lungo la spina dorsale, l’ago penetra ancora più a fondo, ho l’impressione di sentire il rumore del metallo che cozza contro l’osso, qualcosa scorre, non è niente solo un po’ di sangue la zona è molto vascolarizzata, vedo una mano guantata di gomma che prende una di quelle bizzarre bacinelle a forma di fagiolo o di rene o di feto, è quasi finito va tutto bene, il respiro dell’uomo che mi blocca è simile a  un rantolo, qualcosa esplode nella mia testa e non è dolore né paura né altro che io abbia già conosciuto, un calore cattivo alle guance, una distesa color ruggine davanti agli occhi, un sapore amaro in bocca e il pensiero fugace e puerile della morte. La stretta si allenta, diventa un abbraccio, le mani mi sostengono senza più imprigionarmi, il batuffolo sulla schiena è già una carezza, le braccia mi distendono con dolcezza, la bacinella è piena di sangue. L’infermiere gigantesco esce dopo avermi dato un buffetto sulla guancia, il dottore mi guarda con occhi affettuosi e timidi dietro le lenti rotonde e mi dice che sono stata brava, che tra poco avrà la sensazione di non sentire più le gambe, che durerà solo il tempo necessario all’intervento e che non sentirò nulla, assolutamente nulla e che comunque lui sarà sempre vicino a me. Intanto si sfila i guanti insanguinati, quando vede che li sto guardando si gira un po’ imbarazzato. Che stupido, non ho paura del sangue, quale donna potrebbe averne, dopo aver imparato anno dopo anno a conoscerlo, noi abbiamo una scuola mensile di sangue. Ora vedo la sua nuca appena chinata. Lui sarà vicino a me, almeno per le prossime due ore. Si gira, mi sorride ancora […].
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>